Riccardo
Rizzetto

Studio

"X" for TEDxBassanodelGrappa 2020 (Villa Rezzonico, Bassano del Grappa, IT), 2020.

Alla prima edizione di TEDxBassanodelGrappa, Riccardo Rizzetto presenta “X”, opera appartenente al ciclo Secature, dove intende dare una nuova possibilità ad elementi che si credevano obsoleti attraverso un processo d’unione.
Secature è un progetto multidisciplinare, focalizzato sull’arte ed il design che vuole esprimere essenzialmente l’atto del taglio, dalla sovversione all’azione, come occasione di connessione e non di divisione. I due progetti principali di questo ciclo, finora, sono stati Brexit Chair, Italy, (su invito di Steve Jensen, Londra) e la mostra di fotografia Ritratto d’Italia tenutasi in occasione di BassanoFotografia 2019.
L’artista, designer e architetto fa evolvere con quest’opera un’idea che rappresenta uno dei punti focali della sua pratica. Infatti, per la sua laurea in Interior Design presso Royal College of Art a Londra nel 2019, porta come tesi di laurea The MOFR: The Museum Of FuturRuins (Relatore: Graeme Booker). Qui, i resti di una dimora in stile palladiano distrutta dalle fiamme nel 2015 diventano l’incipit per un ripensamento totale di quello che si considera come scarto e di quello che può essere il futuro di tutto ciò che può sembrare obsoleto.
I riferimenti a Deleuze, presenti spesso nella pratica dell’artista, si rivelano sotto forma di opera d’arte. Qui, l’unione diventa tanto importante quanto il risultato. È questo che inserisce o re-territorializza gli elementi di scarto, aventi ognuno una propria storia ed un passato individuale, e li porta verso un nuovo ciclo di vita. È proprio attraverso la re-territorializzazione (Deleuze & Guattari), la connessione tra parti eterogenee e fino a prima non comunicanti, che per questi corpi tutto è superato ma non irrevocabilmente perduto, e ogni cosa può trovarsi differente, parzialmente, in un nuovo processo.
Quest’opera, contrariamente al punto di vista estremamente inumano di Deleuze e Guattari,
prende, per un attimo, una strada personale: l’autoritratto. Veniamo quindi trasportati verso l’Io, verso la staticità della solitudine dell’individuo. La forma stessa della scultura e le sue misure riflettono, appunto, la corporeità dell’artista (230cm è infatti l’altezza dell’artista “appeso” a X). Questa autoriflessione però, dura poco. Presto, ci si rende conto che la forma stessa della scultura, così come i suoi riferimenti al corpo umano, sono protratti, non a caso, verso l’alto. A braccia aperte ci si riconnette con l’idea dinamica della collettività. Non ci troviamo più in presenza né di un oggetto, né di un soggetto, ma di un quasi-oggetto (Michel Serres). L’Io non è più riconoscibile, scoperto o tagliato, è nel collettivo e del collettivo. Il taglio, la lacerazione, sempre presente nelle riflessioni e nella pratica di Rizzetto, ritorna in se stesso, divenendo differente. È soggetto e mezzo di trasformazione.
Dei materiali egli vuole indagare l’anima e portarla, grazie al taglio e alla connessione, verso una nuova esistenza. Questa, eterna solo virtualmente rappresenta una speranza che riesce ad elevare gli elementi personali dell’opera verso concetti universali e di condivisione.
Parlando del suo rapporto con i materiali (in quest’opera ma anche in generale) l’artista afferma che:
“Il mio rapporto con loro non è mai di adorazione, subordinazione o prosternazione. È quello di un incontro scontro che conduce ad un allontanamento dell’oggetto dalla sua funzione e forma originaria, ad indagare l’anima, [...]Questa metafora, attuandosi, diventa Sant’Andrea che passa a vita eterna dopo il martirio in croce. È l’origine della vita dalla divisione del tutto narrata dalla Genesi ebraica. È un invito a contemplare, a percepire a livello polisensoriale, ad ascoltare con la vista e con l’anima, a notare che ogni cosa che ci circonda è degna di essere ammirata, anche ciò che scriteriatamente stava per essere gettato”.
Il metallo può considerarsi un chiaro esempio di questi rapporti all’interno dell’opera. Attraverso le più drammatiche modifiche e lacerazioni esso diviene oggetto in sé, perdendo la maggior parte delle sue funzioni originarie. Di esse rimane solo un ricordo, e una possibilità futura di ritorno in forma differente, di evoluzione tramite la connessione tra eterogenei.

Testo: Maria Valeria Biondo